L’ALBERO DELLA VITA

 

Il cosiddetto Albero della Vita è un prodotto che emerge dalla sintesi della cultura ebraica e del pensiero europeo influenzato dai riverberi della filosofia neoplatonica.  Viene verosimilmente elaborato intorno al XII-XIII secolo, nel nord della Spagna e nel sud della Francia, insieme ad altri testi che compongono la risposta monoteista orientale al riaffermarsi, in seguito al crollo del sistema feudale, delle istanze legate alle scuole filosofico-ermetiche tradizionali.    All’interno del panorama della Scuola dell’Ordine dell’A:.A:., tuttavia, l’impiego dell’Albero subisce una ridefinizione semantica, spogliandosi in modo definitivo da una serie di elementi chiaramente religiosi ed altrettanto chiaramente legati a quel pensiero gnostico-neoplatonico che caratterizza la quasi totalità delle espressioni misteriche posteriori al V secolo e.v.

Ciò che risulta universalmente utile di questo glifo, è la sua obiettiva capacità di riassumere per immagini la totalità delle componenti umani ed il loro riflettersi nel mondo.   Come tale, dunque, viene utilizzato dalla nostra Scuola: è un riferimento fondamentale per un percorso esperienziale interiore.

L’Albero è diviso idealmente in quattro parti, che riguardano sia la struttura totale del glifo che le sue singole componenti: il “mondo” materiale e concreto; il “mondo” ideativo; il “mondo” formativo ed il “mondo” archetipico.

  • Il mondo materiale è rappresentato dalla Sfera di Malkuth – il “regno”, il mondo, cioè, esterno al soggetto, l’alterità , la comunione umana e la necessità dell’aggregazione; Malkuth è “l’Uomo nel mondo”, il suo Ego, la sua identità formata – com’è ovvio che sia – dal “dono” della stessa da parte dei feedback esterni.  Malkuth è anche il simbolo della concretezza, della ragione, della scienza.
  • Il mondo ideale è rappresentato dalla Sfera di Yesod – il “fondamento”, l’onirico, il visionario, l’alogico, l’astratto dominato dai simboli della luna e della notte ma, anche dell’altare inteso come il fondamento nascosto dei meccanismi umani.  All’interno di questo universo concettuale ricadono anche le Sfere di Hod e di Netzach, che rappresentano due meccanismi fondamentali del processo di confronto dell’Io con il mare magnum dell’inconscio: scissione e reintegrazione; Solve et Coagula.  Hod è infatti idealmente rappresentata dal Dio Mercurio, signore dell’Analisi, dell’Aria, della Logica, del Verbale; Netzach è invece dominata dall’archetipo della Coppa, dall’Utero della Grande Madre che in sé tutto riunisce e trasforma.
  • Il mondo formativo è invece rappresentato da TipheretGeburahChesed; queste Sfere rappresentano l’aspetto di passaggio fra il mondo intatto dall’esperienza soggettiva e, per tanto, archetipale ed il mondo individuale, riflesso delle istanze interiori.
  • Il mondo archetipale è, infine, rappresentato dalla parte più alta dell’Albero, che “domina” e crea per “traboccamento” il manifesto, serrandosi oltre ciò che non può essere colto se non intuitivamente, in quanto appartenente al Sacro ed all’indifferenziato.