FRIEDRICH NIETZSCHE

Friedrich Wilhelm Nietzsche (Rocken, 1844 – Weimar, 1900)  è stato uno fra i massimi filosofi dell’Occidente. La sua opera è certamente controversa, anche a causa della complessità e della profondità di un pensiero colto nel suo costante modificarsi e contraddirsi, spesso tagliente e non raramente provocatorio verso i modelli etici e religiosi del panorama cristiano. Fu un profondo studioso del mondo classico; della musica; della filologia. Fra i primi autori ad influire sulla sua formazione vanno certamente annoverati Democrito, i tragici ateniesi, con Platone; Kant; Emerson e Schopenhauer. Insegnerà lingua e letteratura greca all’Università di Basilea, come filologo classico e sceglierà di divenire apolide per l’insofferenza profonda all’etichette e un insanabile bisogno di sentirsi libero viaggiatore, senza radici e legami. La fine della turbolenta vita di questo titano del pensiero sopraggiunge nell’oscurità di una malattia mentale ancora difficile da definire. E’ comunque probabile che il filosofo abbia sofferto per tutta la vita di depressione e bipolarismo. E’ durante il tracollo che Nietzsche verga i celeberrimi Biglietti della Follia.  Mentre la sorella tentava d’imputare il crollo fisico e mentale del fratello all’abuso di morfina, il filosofo passava da diverse cliniche psichiatriche alle cure private nella casa della madre.  Nel 1893 è colpito da un’ennesima paralisi che lo condanna definitivamente alla sedia a rotelle; l’anno seguente perde l’uso della parola e mentre Elisabeth fonda e gestisce – col giovanissimo Rudolf Steiner-  il Nietzsche-Archiv, il grande filosofo giace ormai in stato catatonico.

Il complesso pensiero di Nietzsche attraversa, come accennato, diverse fasi fondamentali. E’ possibile rintracciare una    primafase giovanile dominata  dall’interesse per la musica, la filosofia e il pensiero greco. Appartengono a questa fase opere fondamentali quali La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ovvero: grecità e pessimismo(1872). Friedrich Nietzsche celebra il trionfo dionisiaco, carnale, folle e irrazionale della vita e delle passioni – è l’abbraccio totale della pulsione all’esistenza e la sua accettazione più  completa.

E’ poi possibile individuare una fase che prelude a opere quali l’Ecce Homo – una fase “intermedia” alla quale corrispondono  La Gaia Scienza; Umano troppo umano e quindi lo Zarathustra (il libro “per tutti e per nessuno”) che, a suo modo, inaugura una terza fase.

In questa seconda/terza fase,Nietzsche è vicino alla scienza ed al suo potere di liberare gli uomini dall’errore della “metafisica” nel nome della “morte di Dio”.  L’idea stessa di Dio è intesa dal filosofo quale menzogna ammantata da moralità e sicurezza che impedisce la liberazione e la maturazione dell’umanità, relegandola a un’eterna dissociazione dalla verità del mondo: “C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, senza senso (…) Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa realtà, questa‘verità’. Cioè per vivere”.      Questa illusione è stata necessaria all’uomo incapace di dare un senso autonomo a una vita priva di senso.  Così, alla morte del modello abramitico (cioè della sintesi di ogni costrutto metafisico) e totalizzante del dio cristiano, l’intera civiltà occidentale rischia un tracollo, in quanto ormai incapace di esercitare opposizione al conseguente senso di vuoto.

La filosofia di Nietzsche  è altamente influenzata dal contatto con la civiltà greca e con la cultura romantica dell’Ottocento; dalla lettura di Schopenhauer e dal profondo fastidio che partorisce verso le figure di Platone e, più in generale, del “platonismo”. Ben risultandogli evidente il ruolo fondamentale giocato dal filosofo ateniese nella creazione di quel modello che, al tracollo della civiltà greca classica, plasmerà i rivoli del Cristianesimo e della cultura occidentale, Nietzsche arrivò a definire la religione cristiana una sorta di “platonismo per il popolo” – una versione epurata e semplificata del pensiero greco tipico della decadenza ellenistica.  Nietszche arriva a definire Gesù un “idiota” e il cristiano un prodotto sociale malevolo, pieno di tormenti, arrabbiato con la vita ed i suoi simili.  Il Cristianesimo è una fede e oltretutto semplicistica, adatta appunto ai “poveri” d’animo e intelletto, il filosofo contrappone alla falsa carità l’idea che  “i deboli”  “devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini”.  Non si tratta naturalmente della debolezza di chi può e dev’essere aiutato, sostenuto in un percorso di maturazione ma di un violento rigetto nei confronti della “pia rassegnazione” intesa quale ipocrita “stile di vita” e della falsa pietà quale sostituto dell’amore.

Al trauma che la Morte di Dio provoca all’Occidente l’uomo può però reagire dando vita all’Oltreuomo, rappresentato da colui che, preso atto della verità, riesce comunque a relazionarsi col mondo, padrone della propria esistenza e responsabile del senso di quest’ultima. L’avvento dell’Oltreuomo ha connotati quasi profetici: è l’uomo rinnovato di un’era nuova e terribile,  in cui la massa tenterà (senza riuscirvi) di sostituire al potere del vecchio Dio – ormai del tutto privo di senso – altri valori assoluti; religiosi de facto. Questa operazione sarà fallimentare è l’uomo piomberà nel nichilismo e nella disperazione: è al di sopra di questo che si staglia l’uomo nuovo, capace di guardare il caos e non temerlo poiché conscio del suo ruolo assoluto nel determinare la fonte del senso dell’esistenza. Come un eroe greco, l’oltreuomo procede necessariamente in senso “amorale” (non “immorale”), cioè al di là dei pregiudizi verso i nuovi valori che fonderanno il nuovo mondo. L’Oltreuomo è colui dunque che dice definitivamente sì alla vita; che inabissandosi nella tenebra si fa volontà di potenza creatrice; un dio umano oltre l’umano; un creatore di senso e simboli poiché capace di vivere al di sopra del bene e del male, fiero di una vita autentica.

Per approfondire:  https://www.youtube.com/watch?v=kpVAgG6QP0w

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