Thelema e la Donna

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THELEMA E LA DONNA

AL, I, 4 “Ogni uomo e ogni donna è una stella”

AL III, 11 “ (…). Che la donna sia cinta con una spada davanti a me (…)”

AL III, 44 “Ma che ella stessa risorga in fierezza!”

AL III, 55 “Che Maria inviolata sia lacerata su ruote:

per amor suo che tutte le donne caste siano totalmente disprezzate tra voi!”

 

Solamente le differenze ancora esistenti nella società contemporanea rendono doveroso aprire una sezione relativa alla donna in Thelema.

Poiché, in effetti, in Thelema l’Iniziato non subisce alcuna forma di giudizio relativo al genere: non è maschio, né femmina, semplicemente una persona, anzi, una Stella, un nucleo pulsante Vita e Volontà.

L’Anima non ha sesso, solo la nostra vera Volontà, al momento dell’incarnazione, decise la contingenza del sesso nella scelta del corpo.

La possibilità di incarnazione in maschio o femmina è questione di esperienza materiale e, soprattutto, di un gioco amorevole di equilibrio fra opposti complementari, che riproduce nel microcosmo individuale la Grande Copula Cosmica.

Il Maschio si completa e si eleva attraverso la Donna e la Donna attraverso il Maschio, poiché la Formula del Sacrificio e soprattutto dell’Auto – sacrificio come mezzo per l’Elevazione (perfettamente rappresentata dalla figura del Cristo) viene sublimata da quella della congiunzione mistica fra i due sessi.

Animus/Anima all’interno di ciascuno; Maschio/Femmina nel mondo; il Dio e la Dea nei Simboli; Nuit e Hadit oltre il conoscibile.

Il percorso di sublimazione del nostro Ego e delle sue rumorose sovrastrutture verso la riconciliazione del Sé nella sua totalità armonica, è strada dell’ Anima.

Non si riconosce, non si può riconoscere alla donna alcuna inferiorità! Anzi.

Nel Collegio Santo dei Maestri siedono tutti gli Illuminati, ed essi furono, nella loro eventuale incarnazione, parimenti maschi e femmine.

L’Iniziato che raggiunge i più alti gradi è definito “sorella” e “donna”, poiché non la mente, bensì la Mistica ha guidato il suo ultimo cammino.

Nulla è precluso, dunque, alla Donna! Anzi, poiché: AL I, 44 “La parola del Peccato è Restrizione. (…)”

La Donna, in Thelema, supera necessariamente la tradizionale visione che la vuole pura, discreta, pudica. Thelema la chiama nella sua natura più libera ed intima a godere pienamente della propria mente e del proprio corpo.

Maria la Casta - deformata visione parziale della Grande Dea Madre, dall’Eros deturpato e dallo Thanatos lacerato – viene “straziata” su quelle stesse ruote che furono lo strazio delle donne libere del Vecchio Eone cristico.

Torturate, uccise perché incapaci di accettarsi in una visione mortificante che le voleva inchiodate al ruolo subordinato di madri e mogli, mai di persone. Di serve create da Dio per il maschio, mai di esseri umani.

Il Liber Al vel Legis non parla agli Uomini “e alle loro donne”: è l’unico testo sacro della storia delle religioni in cui Dio comunichi egualmente alla Donna e all’Uomo.

L’ attuale Eone del Figlio, identificato con il Dio Egizio Horus, è il prodotto armonico e transitorio dell’ Eone della Madre (Matriarcato, Iside, la Grande Madre) e dell’ Eone del Padre (Patriarcato, Cristo, Osiride, il Grande Padre). Esso conduce all’Eone “finale”, quello della Figlia, identificata con la Dea Egizia Maat, simbolo di giustizia e di equilibrio.

L’Eone di Maat, il ritorno della Dea Madre, concluderà così la quadripartizione della storia umana nel Nome Ineffabile di Dio, il Tetragrammaton, Y-H-V-H (Padre – Madre – Figlio – Figlia, secondo l’analisi cabalistica sorta dalle più elevate speculazioni della mistica esoterica ebraica, e base fondamentale e tradizionale dei Misteri Occidentali).

 

“Noi rispettiamo la Donna nel profondo della Sua natura (…) Noi le diamo il benvenuto come nostro alleato (…) sfavillante, roteante una spada (…) Benvenuta, tu donna, noi ti acclamiamo, o stella che grida alla Stella!” Aleister Crowley, dal Nuovo Commento AL, III, 55.

 

 

 

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